Il contributo operativo della videoanalisi per la sicurezza urbana

Il contributo operativo della videoanalisi per la sicurezza urbana

 

Se nell’immaginario comune la presenza fisica di operatori di Polizia Locale, così come quelli delle altre Forze di Polizia e delle Forze Armate, possa essere uno dei presupposti per acquisire maggiore percezione della sicurezza, tale concezione si scontra con la efficace capacità di contrasto al crimine. Il posizionamento delle pattuglie, benché studiato per essere attivo in particola ri luoghi della città dove emergono delle particolari criticità, o nei luoghi di grande assembramento e predisposti a continui flussi, si pensi ad esempio alle nostre ferrovie, porti e aeroporti, non sortisce purtroppo i benefici auspicati.

La tipologia di attività di servizio in esame ha efficacia solitamente per porre in essere due  particolari tipologie di risposta: 1. percezione della “presenza dello Stato”; 2. capacità responsiva in caso di azioni criminali rientranti nell’area ove vi sia la presenza fisica di una pattuglia. Ci si chiede dunque quali siano le forme di presidio per ottenere un risultato efficace e continuo per il controllo del territorio? Come vanno strutturati servizi idonei alla prevenzione sul territorio? E, quindi, come si attua il concetto più ampio di sicurezza urbana? Le risposte non hanno un unico comune denominatore, molto dipendono dalla direzione e dalla gestione dei servizi oltre che dall’analisi di contesto e dalle capacità di risorse e di uomini. Non si può pensare infatti ad un’intera città presidiata in ogni suo angolo ventiquattro ore al giorno.

Sono tre le principali criticità operative che emergono in assoluto:

A. Intervistando dei “criminali di professione”, questi hanno riferito che nello svolgimento delle loro attività sono ben consapevoli del posizionamento e della presenza fissa di uno strumento di videosorveglianza. Ciò detto, almeno che non si tratti di necessarie azioni o di crimini compiuti da sprovveduti o da forestieri, il professionista del settore, tenderà ad evitare sistematicamente di entrare nell’area sorvegliata, e se costretto, farà in modo di rendere difficile se non impossibile il suo riconoscimento e/o del veicolo condotto;

B. L’operatore della centrale operativa, in una sala video composta da venti e più schermi, secondo quanto emerso anche dai recenti studi empirici della NASA, ha una facoltà di attenzione efficace non superiore a venti minuti. La capacità umana di captare azioni particolari, assimilabili ad azioni criminali, dopo tale durata, deve appellarsi esclusivamente all’intuito o più semplicemente alla fortuna.

C. La scarsa interconnessione dei sistemi di videosorveglianza e la lenta attività di monitoraggio e assistenza rappresentano quelli che in gergo vengono definiti i “buchi neri della videosorveglianza”. Non è difficile entrare in una sala video e poter riscontrare infatti come parte delle telecamere sono parzialmente funzionanti o addirittura guaste.

Abbiamo esaminato diversi sistemi di videoanalisi realizzati a supporto operativo delle Forze di Polizia, uno fra questi che ci ha lasciati piacevolmente sorpresi è stato quello realizzato dalla società multinazionale Avigilon, recentemente acquisita da Motorola Solutions Company. Cercavamo un sistema che fosse capace di stare al fianco degli operatori di polizia in strada, una sorta di compagno di pattuglia che riuscisse a darci delle indicazioni utili su ciò che accade attorno a noi. Un sistema che potesse richiamare la nostra attenzione mentre si è distratti a sorseggiare un caffè nella sala operativa. Un sistema che potesse essere dotato di intelligenza propria che si evolve seguendo le nostre indicazioni, capace di discernere un movimento inusuale di persone o quello di veicoli in un tratto di strada; o magari segnalarci se in un’area qualcuno stia compiendo un’azione non convenzionale, non usuale o non consentita, come ad esempio uno sversamento di rifiuti in piena notte. Infine, un sistema che potesse in po- chi secondi consentirci di risalire ad un soggetto ricercato attraverso le poche informazioni in nostro possesso e alle parziali descrizioni fisiche, ad esempio il colore dei capelli, dal colore degli indumenti indossati, e se lo stesso fosse colui che era salito a bordo di in un’auto di un certo colore dopo aver investito una ragazza sulle strisce pedonali ed essere scappato cercando di far perdere le proprie tracce. Il tutto in pochi secondi. Oggi questo evoluto sistema di videoanalisi utilizzato in molti Stati del mondo sta entrando per fortuna anche nelle nostre città, nei nostri aeroporti, nei centri commerciali, negli stadi.

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Articolo di Cristiano Curti Giardina estratto da: Crocevia Ed. Maggioli n.11-12 / 2018 – Diritti Riservati

 

2018-12-02T11:49:05+00:00