“Linee guida per la gestione delle persone non collaborative” - La nuova circolare della Polizia di Stato
A cura di Cristiano Curti Giardina
Negli ultimi anni gli operatori delle Forze di Polizia si sono trovati sempre più frequentemente a fronteggiare interventi caratterizzati da elevata instabilità operativa: soggetti aggressivi, persone in evidente stato di alterazione psicofisica, individui sotto effetto di alcool o sostanze stupefacenti, soggetti affetti da disturbi psichiatrici o protagonisti di crisi emotive acute.
Si tratta di scenari ad altissimo rischio nei quali, in pochi secondi, l’operatore è chiamato a prendere decisioni che possono avere conseguenze:
- fisiche;
- giuridiche;
- operative;
- disciplinari;
- mediatiche.
Le recenti “Linee guida per la gestione delle persone non collaborative” elaborate dalla Polizia di Stato rappresentano, sotto questo profilo, un documento di particolare importanza operativa e culturale, perché affrontano il tema della gestione del soggetto non collaborativo non più esclusivamente sotto il profilo coercitivo, ma attraverso una visione moderna dell’intervento di polizia, fondata sulla sicurezza operativa, sulla comunicazione, sulla valutazione del rischio e sull’uso proporzionato della forza.
In un contesto sociale profondamente cambiato, l’operatore di polizia deve inoltre confrontarsi con una realtà nella quale ogni intervento può trasformarsi, in pochi istanti, in una narrazione pubblica: telefoni cellulari, riprese video, social network e diffusione immediata delle immagini impongono oggi livelli ancora più elevati di professionalità, controllo operativo e consapevolezza decisionale. L’azione di polizia non viene più osservata soltanto sotto il profilo tecnico o giudiziario, ma anche attraverso la percezione pubblica e mediatica dell’intervento.
Ed ecco che ben vengano linee guida e procedure operative come quelle introdotte dalla recente circolare della Polizia di Stato, destinate a fornire riferimenti chiari, uniformità di intervento e maggiore tutela per gli operatori e per i cittadini. Indicazioni che, tuttavia, non potranno rimanere soltanto principi teorici o documenti amministrativi, ma dovranno necessariamente tradursi in attività formative concrete, aggiornamento continuo e addestramento operativo sul campo, affinché procedure, tecniche e modelli decisionali diventino patrimonio reale dell’operatore durante gli scenari più critici.
La circolare richiama con forza alcuni principi fondamentali che ogni operatore dovrebbe considerare centrali nella propria attività quotidiana:
- legalità;
- necessità;
- proporzionalità;
- gradualità dell’intervento.
Non si tratta di semplici richiami normativi, ma di veri criteri operativi destinati a guidare le scelte dell’operatore durante le situazioni più critiche.
L’intervento moderno richiede infatti capacità molto più articolate rispetto al passato. Non basta più la sola preparazione tecnica o la mera capacità coercitiva, ma servono:
- controllo emotivo;
- capacità di lettura dello scenario;
- gestione dello stress;
- comunicazione efficace;
- coordinamento operativo;
- piena consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.
Uno degli aspetti più significativi delle linee guida riguarda proprio la tutela dell’operatore. Oggi la sicurezza del personale non può essere letta esclusivamente in termini di difesa fisica. Ogni intervento produce inevitabilmente conseguenze anche sotto il profilo:
- amministrativo;
- disciplinare;
- penale;
- professionale.
Per questo motivo il documento richiama indirettamente un concetto ormai fondamentale nell’attività di polizia contemporanea: la professionalità dell’operatore si misura anche nella capacità di:
- motivare tecnicamente le proprie azioni;
- dimostrare la proporzionalità dell’intervento;
- documentare correttamente la dinamica;
- mantenere lucidità decisionale sotto pressione;
- utilizzare tecniche adeguate al contesto operativo.
Le linee guida insistono molto anche sulla necessità di prevenire l’escalation del conflitto. La gestione della persona non collaborativa non può essere interpretata come una semplice contrapposizione fisica tra operatore e soggetto da contenere.
Al contrario, il documento evidenzia come atteggiamenti aggressivi, provocatori o emotivamente alterati da parte degli operatori possano aumentare:
- il livello di conflittualità;
- il rischio di aggressione;
- la resistenza attiva;
- il rischio sanitario;
- il verificarsi di eventi critici.
Per questo viene attribuita grande importanza alle tecniche di de-escalation e alla comunicazione operativa. Tra gli elementi richiamati:
- tono di voce controllato;
- linguaggio semplice e chiaro;
- atteggiamento non provocatorio;
- ascolto attivo;
- mantenimento delle distanze di sicurezza;
- capacità di stabilizzazione emotiva del soggetto.
La circolare attribuisce inoltre particolare rilevanza alla lettura preventiva dello scenario operativo. Prima ancora del contatto fisico, l’operatore deve essere in grado di valutare rapidamente:
- stato emotivo del soggetto;
- eventuale alterazione psicofisica;
- presenza di armi;
- ambiente circostante;
- presenza di terze persone;
- vie di fuga;
- possibilità di rinforzi;
- rischio sanitario.
Viene inoltre valorizzato il lavoro di squadra e il coordinamento tra operatori, evidenziando l’importanza della suddivisione dei compiti:
- chi comunica;
- chi osserva;
- chi garantisce copertura e sicurezza.
Un approccio organizzato riduce l’improvvisazione e aumenta il controllo dell’evento.
Un altro punto centrale del documento riguarda l’uso proporzionato della forza e degli strumenti in dotazione. Manette, spray OC, taser, sfollagente e arma da fuoco vengono richiamati all’interno di una logica di gradualità operativa.
Ogni utilizzo deve essere:
- necessario;
- proporzionato alla minaccia;
- coerente con il livello di rischio;
- immediatamente interrotto quando cessa il pericolo o la resistenza.
La circolare evidenzia chiaramente come il ricorso alla forza non possa mai rappresentare una reazione emotiva dell’operatore, ma debba costituire una scelta tecnica motivata dall’esigenza di:
- proteggere sé stessi;
- tutelare i colleghi;
- garantire la sicurezza dei cittadini;
- impedire aggressioni o ulteriori pericoli.
Di particolare importanza risultano anche i richiami ai profili sanitari degli interventi coercitivi. Le linee guida affrontano il tema dei rischi connessi alle tecniche di contenimento, richiamando l’attenzione sui pericoli legati:
- all’asfissia posturale;
- alle alterazioni da sostanze;
- alle crisi psichiatriche;
- alle condizioni di agitazione estrema;
- alle complicanze cardiocircolatorie.
Per questo viene raccomandato:
- il costante monitoraggio del soggetto contenuto;
- la limitazione del tempo di immobilizzazione;
- l’attenzione alle compressioni toraciche;
- il tempestivo coinvolgimento del personale sanitario;
- il coordinamento con il 118 nei casi più critici.
La circolare valorizza infine il ruolo della Centrale Operativa, evidenziando come la gestione dell’evento inizi già dalla fase della chiamata. La raccolta accurata delle informazioni consente infatti di:
- valutare il rischio;
- preparare adeguatamente le pattuglie;
- predisporre eventuali rinforzi;
- attivare il supporto sanitario;
- aumentare il livello di sicurezza dell’intervento.
Le nuove linee guida della Polizia di Stato si inseriscono inoltre in un percorso evolutivo che da anni interessa il mondo della sicurezza e della formazione professionale degli operatori di polizia. Gli studi internazionali sulle dinamiche dell’uso della forza, sulle tecniche di de-escalation e sulla gestione dei soggetti in stato di alterazione hanno infatti evidenziato come la preparazione tecnica integrata riduca significativamente:
- il rischio di escalation;
- gli eventi lesivi;
- gli infortuni agli operatori;
- le criticità operative;
- il contenzioso giudiziario successivo agli interventi.
Le statistiche e le analisi sviluppate negli ultimi anni in ambito operativo e addestrativo confermano che gli interventi maggiormente critici avvengono proprio durante la gestione di persone non collaborative, spesso in condizioni di alterazione psicofisica o forte agitazione emotiva. In questi contesti risultano determinanti:
- il controllo emotivo dell’operatore;
- la comunicazione operativa;
- la lettura preventiva dello scenario;
- il coordinamento tra pattuglie;
- l’uso proporzionato della forza;
- la conoscenza dei rischi sanitari legati al contenimento.
Si tratta di principi che il sistema IPTS richiama e sviluppa da anni all’interno dei propri percorsi formativi, sottolineando costantemente la necessità di un approccio moderno alla sicurezza operativa, nel quale la tutela dell’operatore non riguarda esclusivamente l’aspetto fisico, ma anche quello giuridico, professionale e decisionale.
La formazione contemporanea non può infatti limitarsi all’insegnamento della tecnica coercitiva, ma deve necessariamente integrare:
- normativa;
- tattica operativa;
- gestione dello stress;
- psicologia del conflitto;
- comunicazione;
- sicurezza sanitaria;
- capacità decisionale sotto pressione.
Le nuove linee guida rappresentano quindi anche la conferma di una direzione culturale e professionale ormai imprescindibile: la qualità dell’intervento di polizia si costruisce attraverso preparazione, addestramento continuo, consapevolezza operativa e capacità di gestione del conflitto. Elementi che oggi costituiscono la vera differenza tra improvvisazione e professionalità.
